Home Guide Le 11 università telematiche riconosciute dal MUR: elenco, costi e cosa è cambiato

Le 11 università telematiche riconosciute dal MUR: elenco, costi e cosa è cambiato

Le università telematiche riconosciute dal Ministero dell’Università e della Ricerca sono undici, tutte non statali. Chiunque ne prometta una dodicesima sta parlando di qualcos’altro: un ente di formazione, una scuola privata, o un’università estera che in Italia non ha riconoscimento automatico.

L’elenco ufficiale

Questo è l’elenco pubblicato dal MUR:

  1. IUL — Italian University Line (Firenze)
  2. eCampus (Novedrate, Como)
  3. Giustino Fortunato (Benevento)
  4. Guglielmo Marconi (Roma)
  5. Uninettuno — Università telematica internazionale (Roma)
  6. Leonardo da Vinci — UniDav (Chieti)
  7. Niccolò Cusano (Roma)
  8. Pegaso (Napoli)
  9. San Raffaele (Roma)
  10. Unitelma Sapienza (Roma)
  11. Universitas Mercatorum (Roma)

Un titolo rilasciato da una di queste ha lo stesso valore legale di uno rilasciato da un’università statale. Non è un’opinione: è la conseguenza dell’accreditamento ministeriale, e vale nei concorsi pubblici come nelle graduatorie.

Quanti sono gli studenti, e chi sono

Secondo il rapporto Censis del 15 giugno 2026, gli iscritti alle telematiche hanno superato i 309.000 nell’anno accademico 2024/25: il 15,3% del totale degli iscritti alle università italiane, che erano poco più di due milioni secondo USTAT-MUR. Dieci anni prima quella quota era il 3,2%.

Il ritratto dello studente telematico smentisce il pregiudizio più comune — quello del ventenne che cerca la strada breve:

  • 75,3% era già occupato al momento dell’iscrizione;
  • quasi il 40% ha più di 45 anni;
  • il 51,2% risiede al Sud, dove la sede fisica di un ateneo può essere a due ore di macchina;
  • il 48,4% arriva da istituti tecnici e professionali.

Sono persone che lavorano e si laureano la sera. È una cosa diversa dal luogo comune, e i numeri la raccontano meglio di qualsiasi slogan.

Molte di queste persone arrivano da un percorso professionale già avviato, e per loro la scelta non è solo fra atenei: è fra una laurea, un master e una certificazione. Sono tre strumenti con costi, tempi e riconoscimenti molto diversi.

Una nota sulle cifre che troverai altrove. Circola anche un 21,8% come quota delle telematiche. Non è in contraddizione: le due cifre usano basi di calcolo diverse (il totale degli iscritti contro i soli corsi di laurea triennale). Non sono intercambiabili, e chi le usa una al posto dell’altra di solito non sa quale sta citando.

Cosa è cambiato con il DM 1835/2024

Il Decreto Ministeriale n. 1835 del 6 dicembre 2024 ha riscritto i requisiti delle telematiche, e si applica dall’offerta formativa 2025/2026. Tre punti cambiano l’esperienza concreta dello studente:

1. Gli esami si danno in presenza

L’articolo 5, comma 2, non lascia margini: «le verifiche di profitto, nonché l’esame finale, sono svolti in presenza per tutte le tipologie dei corsi di studio». Le deroghe riguardano patologie documentate ai sensi della legge 104/1992 e situazioni di emergenza autorizzate dal Ministero.

È la novità che pesa di più, e va messa in conto prima di iscriversi: se vivi lontano dalla sede o dai poli d’esame, gli spostamenti diventano un costo reale del percorso — in soldi e in giorni di ferie.

2. Almeno il 20% della didattica in diretta

L’articolo 4 impone che almeno un quinto del monte ore di didattica frontale sia erogato in modalità sincrona: lezioni a orario, non solo video registrati da guardare quando capita. Cambia il modo di organizzarsi.

3. Un tetto agli iscritti per corso

L’allegato 2 fissa numeri massimi di studenti al primo anno, che variano per area disciplinare: indicativamente da 150-360 a 200-500 per le triennali, e 130-160 per le magistrali. È il punto su cui il decreto è stato più discusso — la FLC CGIL ha parlato di un provvedimento che «contribuisce a disgregare il sistema universitario».

Quanto costano

Le rette annue delle telematiche stanno in un intervallo ampio, grosso modo fra 1.200 e 6.000 euro l’anno. Non pubblichiamo una tabella ateneo per ateneo per una ragione precisa: la cifra dipende dall’ISEE, dal corso di laurea, dalle convenzioni con ordini professionali e aziende, e cambia ogni anno accademico. Una tabella copiata da un portale di orientamento — che quasi sempre è un portale commerciale — invecchia in pochi mesi e nel frattempo sembra autorevole.

Il modo giusto di farlo: vai sulla pagina «tasse e contributi» dei due o tre atenei che ti interessano, mettici il tuo ISEE e confronta tre numeri veri. Ci metti venti minuti e il risultato è il tuo, non una media di nessuno.

E un dato che conviene sapere prima: le rette delle università non statali, telematiche comprese, sono detraibili al 19% entro i massimali fissati ogni anno dal MUR. Su una retta da 3.000 euro non è una cifra trascurabile — ne parliamo in questa guida.

Come si verifica che un ateneo sia riconosciuto

Una sola regola, e non ha eccezioni: se non è nell’elenco del MUR, non rilascia titoli con valore legale. Non conta come si chiama, non conta se il sito dice «università», non conta se ha una sede prestigiosa.

Attenzione in particolare a due situazioni:

  • Le «università» non accreditate con nomi che suonano ufficiali. Un rapporto MUR-CIMEA del 2023 ricostruisce la storia italiana del fenomeno: già nel 1996 il Consiglio d’Europa censiva circa 1.300 istituzioni irregolari nel mondo, e l’Italia era ai primi posti con 143.
  • Gli atenei esteri senza riconoscimento in Italia. Un titolo estero non vale automaticamente qui: serve una procedura di equipollenza o di riconoscimento, e va verificata prima di iscriversi, non dopo tre anni di studio.

Dati verificati a settembre 2026. Le tariffe e le norme citate cambiano: prima di decidere, controlla sulla fonte che trovi nei link.

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